Sorso, una città tutta da (ri)scoprire
Sorso, una città tutta da (ri)scoprire

Sorso, una città tutta da (ri)scoprire

Per un sardo che torna in Sardegna, spesso, una delle prime tappe… è proprio quella davanti al cancello di casa, per abbracciare chi ti ha aspettato.

È vero, ci sono il mare, le spiagge, il pane fragrante del forno. Ma il vero “diamante insostituibile” della Sardegna sono le radici e le persone che lo rendono casa. Solo in un secondo momento, arriva l’impatto con i luoghi, i quali, spesso, sono molto diversi dalle tappe del classico turista. Il mio viaggio, ad esempio, inizia sempre da una piccola cittadina, a pochi chilometri dall’aeroporto di Alghero, il cui nome ha sempre un qualcosa di divertente, Sorso. 

SORSO: INTRO

 Situata nell’area Nord Occidentale della Sardegna, nel bel mezzo di oliveti e vigneti, Sorso, con i suoi 15 mila abitanti, è uno dei comuni più popolosi del Sassarese, ma anche uno dei più frequentati nel periodo estivo dagli abitanti delle aree limitrofe. Alla città appartiene uno dei litorali più lunghi della zona.

SORSO: TRA PASSATO E PRESENTE

Per me, Sorso, è innanzitutto, una città fatta di sapori genuini.
Una delle tappe irrinunciabili del mio viaggio è una piccola pasticceria a pochi passi dalla stazione dei treni. Qui il profumo dei dolci sardi si mescola a quello delle pizzette e delle paste appena sfornate. Le persone chiacchierano, il tempo sembra rallentare e, in lontananza, una o due volte all’ora, arriva il fischio del treno a ricordarti che sei di passaggio.

In quel momento decido di lasciarmi guidare senza fretta verso il centro del paese, dove l’antico si mescola con il nuovo. Piazza Marginesu, che solo qualche mese fa era ancora in costruzione, oggi è diventata un punto di ritrovo per le feste, animata da attrazioni sempre diverse, come la pista di pattinaggio, la quale restituisce vita a questo spazio anche nelle fredde serate invernali

Sardegna

Mentre  osservo la piazza animarsi, mi torna alla mente quando, da bambina, questo spazio era solo un punto di passaggio, lontano dall’idea di diventare un luogo di incontro. Qui la socialità non ha mai accolto grosse scenografie. Le uniche eccezioni si avevano per eventi culturali, come ad esempio calici di stelle. Questa particolare festa, ogni anno, mette in risalto non solo le prelibatezze locali culinarie ma anche alcuni scorci storici, come quello del Palazzo Baronale, o anche la famosa chiesa di San Pantaleo.

Proseguendo verso la piazza che ospita l’omonima chiesa, chiara di fronte a me l’immagine di me stessa da piccola mentre per la prima volta uno a uno faccio i gradini sino all’ingresso della chiesa e percorro la navata Centrale.

Lo scricchiolio dell’altalena in disuso, la voce di mia madre che mi chiama e, che per l’ennesima volta mi dice “è tardi”, mentre sempre di più si avvicina l’ora in cui dovrò recarmi nella piccola stazione ferroviaria per il treno delle 7.37, il vociare dei bambini che giocano, interrotti solo dal rumore delle onde e quel sole che mi accarezza la pelle, sono i primi ricordi che mi sovvengono alla mente, quando ritorno nella città che mi ha cresciuto e dato i natali, Sorso.

SORSO: INTRO

Un luogo, per certi versi profondamente cambiato, mentre per altri sempre uguale. Situata nell’area Nord Occidentale della Sardegna, nel bel mezzo di oliveti e vigneti, a pochissimi chilometri dal mare questa città non dista molto da altri centri molto più conosciuti, come AlgheroSassari e Castelsardo, ma non per questo è meno importante.

Pur non vantando la fama delle grandi città turistiche né la bellezza delle spiagge da cartolina, Sorso mantiene al suo interno un valore inestimabile, specie per chi come me ci è cresciuto. A partire da quella stazione ferroviaria, oggi simbolo del rientro, il posto dove ritrovo il legame indissolubile con le radici che mi legano a questa città, la quale, un tempo, rappresentava, invece, il punto di fuga, per studio o svago.

Proprio da qui, dove ogni giorno, dal lunedì al sabato, partivo con uno dei due treni della mattina per andare e  tornare dalla vicina Sassari sino all’ormai lontano 2013, avviene il mio ingresso in città. 

SORSO: TRA PASSATO E PRESENTE

. Da piccola, ad esempio, mi sembrava di vivere in un piccolo mondo racchiuso in sé stesso: il centro era caratterizzato da piccole boutique di prodotti artigianali locali, dove di solito mi recavo insieme a mia madre per comprare gioielli tipici capi d’abbigliamento, lungo le strade della città si sentiva il vociare di qualche bambino che rimaneva a giocare sino al tramonto, mentre da lontano arrivava il rumore del treno, una vecchia littorina che, almeno sino al 2014, è stato uno dei mezzi di trasporto verso la vicina Sassari.

Oggi, tornando, mi accorgo che molte di quelle scene appartengono a un passato che non esiste più. I negozi storici hanno lasciato spazio a catene di supermercati e alcuni locali sono chiusi da anni,  come quel negozio di fotografia, in cui ero solita andare per le fototessera, mentre le piazze sono più silenziose e le strade meno affollate. Eppure, qualcosa resiste.

Lo scricchiolio dell’altalena in disuso, la voce di mia madre che mi chiama e, che per l’ennesima volta mi dice “è tardi”, mentre sempre di più si avvicina l’ora in cui dovrò recarmi nella piccola stazione ferroviaria per il treno delle 7.37, il vociare dei bambini che giocano, interrotti solo dal rumore delle onde e quel sole che mi accarezza la pelle: sono i primi ricordi che mi sovvengono alla mente, quando ritorno nella città che mi ha cresciuto e dato i natali, Sorso. 

SORSO: INTRO

Una città, come dimostrano i numeri, di soli 15.000 abitanti, situata nell’area Nord Occidentale della Sardegna, nel bel mezzo di oliveti e vigneti, a pochissimi chilometri dal mare e da altri centri molto più conosciuti, come AlgheroSassari e Castelsardo, ma non per questo meno importante.

Pur non vantando la fama delle grandi città turistiche né la bellezza delle spiagge da cartolina, Sorso conserva un valore non quantificabile nelle menti di chi come me ci ha vissuto e la porta nel cuore, che riemerge ogni qualvolta ritorno qui e , seppur per brevi periodi, ripercorro i luoghi della mia infanzia e adolescenza. A partire da quella stazione ferroviaria, oggi simbolo del rientro, il posto dove ritrovo il legame indissolubile con le radici che mi legano a questa città, la quale, un tempo, rappresentava, invece, il punto di fuga, per studio o svago.

Proprio da qui, dove ogni giorno, dal lunedì al sabato, partivo con uno dei due treni della mattina per andare e  tornare dalla vicina Sassari sino all’ormai lontano 2013, avviene il mio ingresso in città. 

SORSO: TRA PASSATO E PRESENTE

Un luogo, per certi versi profondamente cambiato, mentre per altri sempre uguale. Da piccola, ad esempio, mi sembrava di vivere in un piccolo mondo racchiuso in sé stesso: il centro era caratterizzato da piccole boutique di prodotti artigianali locali, dove di solito mi recavo insieme a mia madre per comprare gioielli tipici capi d’abbigliamento, lungo le strade della città si sentiva il vociare di qualche bambino che rimaneva a giocare sino al tramonto, mentre da lontano arrivava il rumore del treno, una vecchia littorina, che sino all’età di 21 anni dal lunedì al sabato mi ha accompagnato nei miei tragitti da pendolare tra Sorso e Sassari.

Oggi, tornando, mi accorgo che molte di quelle scene appartengono a un passato che non esiste più. I negozi storici hanno lasciato spazio a catene di supermercati e alcuni locali sono chiusi da anni,  come quel negozio di fotografia, in cui ero solita andare per le fototessera, mentre le piazze sono più silenziose e le strade meno affollate.

Il mercato del venerdì mattina che un tempo occupava il centro della città, portandolo a riempirsi di voci e colori, oggi sembra un luogo di passaggio senza la stessa vitalità. Infine, quello stesso treno che sembrava quasi un monumento è stato sostituito da treni più moderni e meno problematici rispetto a quelli del passato.

I LUOGHI STORICI

Eppure, nonostante tutto, qualcosa resiste.  I bar storici restano punto di incontro per gli abitanti e alcuni angoli del centro conservano ancora il fascino di un tempo. Mi basta percorrere la via principale, la cosidetta viale cottoni che prosegue poi con Corso Vittorio Emanuele II, dal nome di due noti politici italiani,  per rendermi conto di ciò. Partendo dalla stazione, mi immergo in un’atmosfera fatta di sapori che mi riportano indietro nel tempo, come quelli delle pizzette sfoglia della famosa pasticceria Carruccio, un piccolo bar giusto al lato dei binari della ferrovia che da anni ormai rappresenta un fiore all’occhiello per chi è nato e cresciuto qui.

Segue il profumo del caffè proveniente dai locali posizionati sulle due piazze di San Pantaleo e Sant’Agostino, due luoghi che caratterizzano il cuore pulsante di Sorso, e quell’odore di incenso che partendo dalle principali chiese corre  anche nei vicoli del centro storico. In particolare mi soffermo di fronte alla chiesa di San Pantaleo:  qui, dove per anni mi sono recata per partecipare alla messa della domenica o semplicemente fare due chiacchiere con una delle mie amiche, resiste immutata con quella bianca facciata, abbellita dalle nicchie dove si scorgono le statue degli apostoli, e oggi, come in passato,  diventa protagonista indiscussa in occasione della festa dell’omonimo patrono della città.

IL VALORE DELLA RELIGIONE

D’altronde, Sorso preserva un legame speciale col culto: oltre alle celebrazioni dedicate a San Pantaleo, il 27 luglio, ogni anno, il 26 maggio, la città riserva un momento di speciale solennità alla madonna di Noli Me Tollere,  la cui apparizione nel lontano 1208 permise ad un muto di riottenere il dono della parola. 

Gran parte dei festeggiamenti si svolgono, sempre su una piazza, a pochi metri da quella di San Pantaleo, la cosidetta piazza dei Cappuccini, dove soprattutto negli ultimi anni ho avuto modo di recarmi per partecipare alla messa di Natale e rimanere, a distanza di tempo, ancora una volta, esterrefatta dalla bellezza della statua dedicata proprio alla Madonna di Noli Me Tollere.

Allo stesso tempo ci sono nuovi tentativi di valorizzare la città, con spazi rinnovati e iniziative per rendere Sorso non solo più vivibile ma una città tutta da (ri)scoprire. Proseguendo sulla via dei cappuccini verso l’incrocio con via marina, giusto di fianco al cimitero della città, dove un tempo c’era solo un piccolo parcheggio, è stato inaugurata da poco un’enorme area verde, dove non solo si può correre, ma si possono portare i cani a spasso e giocare a Basket, dando anche a Sorso un po’ modernità, ma senza cambiarne la sua anima. 

Sorso

Le tradizioni, soprattutto quelle legate alla cucina e alle feste popolari, sono sempre vive, come se, durante le celebrazioni, il passato e il presente si fondessero in un unico abbraccio che racconta la storia della comunità. 

Tra tutte non posso dimenticare Calici di stelle, la quale non solo apre il mio palato ad un’esplosione di gusto, di fronte alle varietà di vino locale, ma mi permette di camminare ancora una volta sulle poche e strette strade ciotolate di epoca medioevale che si nascondono accanto a Viale Cottoni.

LA NATURA

E poi c’è la natura, che avvolge Sorso come una madre premurosa. Le colline verdi che la circondano,  la campagna che si estende fino all’orizzonte e quel mare che dista solo pochi chilometri sono il paesaggio che mi ha visto crescere e che tuttora mi accoglie. Ogni volta che torno, fatto i dovuti saluti alla famiglia e agli amici che non vedo da tempo, trovo sempre un momento, poco dopo l’alba o prima del tramonto per recarmi verso quella stessa spiaggia dove ho trascorso gran parte delle mie estati. Lì, lascio che la brezza marina accarezzi ancora una volta il mio viso in una sorta di saluto silenzioso e intimo. 

 

Successivamente riprendo il cammino verso il centro, una strada lunga e dritta, circondata alberi di ulivo e di mimose, che mi accompagna verso quella stessa altalena che un tempo rimasta in disuso e abbandonata, circondata da altri giochi arrugginiti e panchine vuote, oggi ha ripreso pieno vigore, colma delle risate dei bambini che si dondolano spensierati, segno che Sorso sta cercando di trovare un nuovo equilibrio tra passato e futuro. Ed è qui che ritrovo una sensazione che mi fa sentire a casa, in un modo che solo Sorso sa fare

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